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Un Maestro che parla come un fratello…

Scrivere del proprio insegnante non è mai cosa facile, ma senz’altro mi riempie d’orgoglio ogni volta che mi cimento a raccontare questa mia fantastica avventura iniziata circa otto anni fa, proprio con lui. Ho avuto la possibilità di allenarmi sempre più spesso con lui, nonostante i suoi impegni di seminari tecnici, viaggiando anche con lui a volte in Europa con aneddoti a dir poco coloriti, ascoltando i racconti dei personaggi che lo hanno segnato, sino a giungere alla sua evoluzione tecnica e metodologica di un vero Maestro, cercando di comprendere il suo pensiero per contribuire, per quanto io ci riesca, a diffondere il suo lavoro.

Cominciai a studiare Pukulan con Walter van den Broeke agli inizi del 2007, e ricordo sin dall’inizio, allenamenti sempre tirati fino all’esaurimento delle energie, estenuanti, che si basavano sulla comprensione di ogni movimento, i Jurus e Drills (forme) comprendevano spostamenti e tecniche in ogni direzione, e ogni movimento passava per almeno quattro applicazioni di combattimento fondamentali.

Walter, così come oggi, ci spingeva ad esprimerci nel modo migliore, con le nostre caratteristiche ed esperienze, esortandoci a “comprendere” ciò che stavamo usando, sperimentando, cercando di applicare.

Con il tempo, ebbi modo di approfondire il mio rapporto con lui, di conoscere la sua storia e i suoi progetti giorno per giorno, di vivere da vicino l’evolversi di una metodologia sempre più efficace. Quando chiesi inizialmente, anni fa, il perché di un nuovo format di studio, egli mi rispose: “le contraddizioni del nostro tempo, i cambiamenti del modo di vivere, e quindi delle persone, mi ha spinto, e prima di me al mio insegnante Uncle Paul De Thouars, a interrogarci sulle reali potenzialità d’apprendimento e soprattutto di sviluppo del Pukulan, in una persona ai giorni nostri…”

Sono sicuro che l’Esser pragmatico nella pratica del Pukulan, favorì la naturale predisposizione all’immaginazione e quindi all’organizzazione di un assetto più solido di un metodo d’allenamento di quest’Arte Marziale Indoeuropea.

Senza voler modificare nessun gesto tecnico, l’espressione e tutto ciò che è il Pukulan, la sua innovativa metodologia nella PDT BUKTI NEGARA ACADEMY pone l’accento sullo sviluppo a 360° della base del Serak, spronando il praticante con le sue capacità, alla ricerca e all’approfondimento di ogni dettaglio tecnico. L’impegno sullo studio di ogni azione, su ogni spostamento del corpo, inteso sia come gesto tecnico preciso, efficace, rapido e fluido.

Un’attenzione tale sui ogni dettaglio, che se a primo “impatto” può creare sconforto nei primi tentativi, nella realtà serve a raggiungere una maggiore consapevolezza del proprio corpo, favorendo la massima espressione d’efficacia col minimo sforzo. La conoscenza e l’uso corretto del proprio corpo sono indispensabili per chiunque, non solo per i praticanti di Arti Marziali.

Nel Pukulan, come nella vita, Walter mi disse: “non importa cosa hai fatto, se non sai come ci sei arrivato…”

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