LE STORIE INCREDIBILI DI MATJAN ACADEMY

FIGHT LIKE MANDELA

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In questi giorni di “prigionia in casa forzata” sto utilizzando quel tempo per leggere e documentarmi di più, soprattutto di quelle tante storie affascinanti che ho sempre tenuto a cuore, è quella di “Madiba”,  questo era il soprannome di Nelson Mandela, una persona grande personaggio a cui sono stati fatti migliaia di articoli, ma credo sia giunto il momento di comprendere perché Mandela teneva in gran conto gli eventi sportivi.

Pochi statisti compresero la grandezza dello sport per volgerla al bene comune ed a una crescita positiva della società.

Nelson Mandela, era un uomo dal fisico straordinario. In gran forma fino ai 95 anni. Rugby e pugilato, gli sport preferiti dell’ex presidente sudafricano.

Mandela, tra i vari suoi pregi, aveva quindi quello di conoscere bene l’uomo nel profondo, probabilmente la prigionia aveva permesso a quest’uomo di conoscere nel profonde se stesso e di guardare con attenzione gli altri e comprendere le dinamiche intrinseche ad ogni uomo.

Lo sport è certamente una leva emotiva comune alla maggioranza delle persone e un grande uomo come “madiba” lo aveva capito.

robben-island-madibaLA PRIGIONIA – Dopo un primo approccio “rivoluzionario” nel senso più comune del termine, Mandela viene arrestato e trascorre in galera ben 27 anni, migrando in diverse prigioni sudafricane, passando dalla condanna a morte ad un trattamento privilegiato e persino all’apertura al dialogo con le dirigenze politiche dell’epoca. Erano anni difficili e sanguinosi ma, allo stesso tempo, molte realtà si adattavano all’epoca, ne sono simboli la caduta del muro di Berlino e le guerre che hanno portato alla divisione della ex-Jugoslavia.

Nelson Rolihlahla Mandela è stato un uomo dalle molte vite. Nato nel 1918 dalla stirpe regale della tribù Xhosa, Mandela chiarisce subito al governo sudafricano la sua posizione nei confronti dell’apartheid, cioè la volontà di riappacificare le diverse etnie che vivevano in Sudafrica.

Negli anni di prigionia, Mandela studia molto, dalla lingua afrikaner alla storia e alla politica e trasforma la sua idea di rivoluzione in un processo di riconciliazione e riappacificazione.

Lo straordinario successo di Mandela sembra essere legato alla sete di conoscenze, all’astuzia con cui ha saputo manovrare la politica, pur dalla prigione, la perseveranza, la capacità di suscitare empatia da parte di tutto il popolo, bianco o nero che fosse, la battuta pronta e sempre arguta, i modi regali di un uomo considerato poco più che uno schiavo e tanto altro.

Nelson Mandela, leader of the African National Congress (ANC), adopts a boxing pose, wearing shorts, t-shirt and boxing gloves, circa 1950. (Photo by Keystone/Hulton Archive/Getty Images)

LA CORSA SUL POSTO – Mandela è sempre stato sportivo, e ha raggiunto i 95 anni in uno stato di forma grandioso, eccezion fatta per l’infezione da tubercolosi contratta negli anni di prigionia. Lo si può ricordare da giovane in veste di pugile ed è noto che aveva sempre avuto l’abitudine di svegliarsi presto e correre un’oretta.

Nei primi anni di cella di isolamento ha così poco spazio da dover correre sul posto ma continua a farlo, un’ora al giorno.

Negli anni successivi, trasferito in una cella condivisa, trova lo “spazio” per correre infastidendo i suoi compagni di cella ben presto al mattino. La sua abitudine era talmente radicata che quando non poteva farlo avvisava le sue guardie, in modo da non farle impensierire. Negli anni più tardivi trasforma la corsa in camminata. Mandela ha sfruttato la cura del corpo (oltre che quella della mente) come meccanismi di evasione e riflessione profonda, grazie a questo è arrivato ad avere lo scettro del potere, prigioniero mai sconfitto, Invictus.

 “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare, di unire le persone in una maniera che pochi di noi possono fare. Parla ai giovani in un linguaggio che loro capiscono. Lo sport ha il potere di creare speranza dove c’è disperazione. È più potente dei governi nel rompere le barriere razziali, è capace di ridere in faccia a tutte le discriminazioni”. Nelson Mandela

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